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La gemma nel vestito

C'era una volta l'India, un paese lontano lontano, dove le strade erano piene di polvere e chi era ricco era ricco sul serio e chi era povero era povero davvero. Chi era povero possedeva solo le vesti che indossava e girava il paese cercando fortuna e elemosinando cibo.
Un giorno un ragazzo pieno di polvere e di fatica, tanto povero da non ricordare più il sapore del cibo e del vino, giunse alla casa di un vecchio amico.

L'amico lo fece accomodare, gli fece stendere le gambe e riposare le membra, gli fece adagiare le braccia su morbidi cuscini. Gli servì piatti raffinati, insaporiti da tante spezie, specialità di quel paese lontano. Gli versò del vino, che scese nella gola del ragazzo assettato come nettare divino. Il ragazzo, non abituato al vino, si ubriacò e dopo poco cadde addormentato. L'amico lo guardava dormire e, provando pena per lui, decise di aiutarlo. In quel mentre giunse, accaldato per la corsa e l'affanno, un messaggero del Maharajà, che gli riferì che lo si richiedeva per importanti affari in una città lontana.
L'amico, però, prima di andare via si avvicinò al ragazzo addormentato e mise nella sua veste un gioiello di rara bellezza e grande valore. Già immaginava il ragazzo al suo risveglio trovare la pietra e iniziare così una vita diversa: avrebbe comprato vesti nuove,  cibo e bevande tutti giorni, avrebbe avuto la certezza di poter dormire in un giaciglio comodo e caldo. E di poter abbracciare, la notte, l'amore; di poter infine eccellere in un campo, come ogni uomo e donna che viva nel benessere.
Il ragazzo al suo risveglio non si accorse di nulla, si mise in viaggio e attraversò numerose regioni del suo grande paese senza sospettare di essere ricco, come sempre camminando nella polvere con le sue vesti logore.
Giunto in una città incontrò un bambino magro magro, con gli occhi grandi e il corpo scheletrico. Avrebbe voluto aiutarlo, avrebbe voluto regalargli del latte, scaldarlo con dei panni caldi, ma non poteva fare niente, sentiva il peso delle sue mani vuote e il cuore gonfio di pena. Lo guardò andare via, sulle sue gambine malferme, mentre lo salutava con occhi grandi e gentili.
Giunse presso un'altra città dove rimase a lungo, ma in quel paese nessuno dava l'elemosina, non c'erano monasteri che dessero ricovero ai poveri e lui era talmente debole che non riusciva ad andare via, ad incamminarsi per trovare un posto migliore.
Si nutriva di bacche ed erba, ma più spesso assaggiava la polvere della strada. Proprio qui incontrò il suo antico amico che gli disse:
"Che cosa assurda, vecchio mio! Come mai ti sei ridotto così?" Gli porse il braccio e lo aiutò ad alzarsi, lo accompagnò alla sua casa dove lo attendeva un servitore con cibo fresco e vesti pulite.
Dopo che l'uomo si fu rifocillato, l'amico prese la vecchia veste del ragazzo e gli mostrò, ancora là dove lui stesso l'aveva cucito, il gioiello di inestimabile valore e di grande bellezza che avrebbe dovuto cambiare la sua sorte.
"È sempre stato qui e tu non sapevi, amico mio" gli disse. "Eri ricco e lo sei ancora adesso".
Il ragazzo non credeva ai propri occhi, il gioiello riluceva tra le sue mani e in un attimo vide tutto ciò in cui avrebbe potuto trasformarsi: del cibo caldo per il bambino dagli occhi grandi e gentili; vesti per tutti i poveri della città; pane distribuito nei quartieri più poveri. E poi canti, danze, letture, poesie, tutto ciò che rende la vita più bella quando il cibo e le vesti non mancano.
E lui aveva avuto con sé questa fonte di salvezza e felicità senza accorgersene.
"Che stupido sono stato!" Esclamò abbracciando l'amico. "Ero così abituato alla mia misera condizione che il cambiamento era impossibile, prima di tutto nella mia testa. Adesso capisco che la ricchezza e la felicità non stanno in un qualche posto lontano e irraggiungibile ma fanno parte della vita. Basta solo scoprirle".
Storia Buddhista