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Un tagliabambù, l’imperatore del Giappone e gli abitanti della Luna

Okina, un tagliatore di bambù, una notte lavorava in radura illuminata dalla luna. A un tratto, in lontananza scorse una canna di bambù splendente, si sentì attirare verso di lei come da un desiderio che aveva la leggerezza e l’intensità dell’affetto. Dopo averla tagliata, vi trovò all’interno una bambina molto piccola, grande come un pollice, l’appoggiò nel palmo della sua mano e la portò a casa, da sua moglie.
La coppia rimase incantata dalla delicatezza e dalla vulnerabilità di questa piccola creatura e, sebbene vivessero in una piccola casa e avessero poco con cui sostentarsi, decisero di adottarla.
Okina tornò a lavorare alla radura e che ogni volta che tagliava una canna di bambù vi era all'interno una piccola pepita d’oro, capendo con stupore che era una magia causata in qualche modo dalla bambina, decise di chiamarla Kaguya - notte splendente.
Passarono gli anni e Kaguya crebbe accudita dai genitori amorevoli – e, grazie alle pepite, più che benestanti – e divenne una ragazza molto bella, con capelli di seta splendente, la pelle del colore della luna e lunghe ciglia arcuate.
Tutti gli uomini del paese avrebbero voluto sposarla e la guardavano con desiderio, nonostante i genitori provassero a tenerla lontana dai loro sguardi e dai loro cuori.
Presso la loro dimora si presentarono cinque principi provenienti da diverse parti della terra, chiedendo la mano della ragazza. Lei però, non volendo accettare, affidò ad ognuno dei pretendenti, come pegno d’amore, una missione impossibile: al primo chiese di trovare la sacra ciotola del Buddha, al secondo un ramo di un albero dal tronco d’oro e dalle foglie d’argento, al terzo la pelle di un topo di fuoco, al quarto un gioiello che si trovava sulla testa di un drago, al quinto una conchiglia nascosta nella pancia di una rondine. Naturalmente nessuno riuscì nell’impresa e perfino l’imperatore del Giappone, che si presentò per sposarla, fu rifiutato: Kaguya gli rivelò di provenire dalla Luna e che presto sarebbe ritornata sul suo pianeta natale.
L’imperatore mandò molti soldati ad impedire che la sua amata partisse, ma gli esseri celestiali che vennero a prendere Kaguya, loro principessa, provocarono una grande luminosità che accecò tutti per pochi istanti e permise alla ragazza di scomparire. Lei lasciò all’imperatore una lunga lettera e una goccia di elisir di lunga vita, ma l’imperatore consumato dal dolore della scomparsa dell’amata, portò entrambi i doni sul monte Fuji per bruciarli in offerta agli Dei: così si spiegano il fumo che esce dal monte vulcanico, prodotto dalla combustione di quella magica lettera, e il nome stesso del monte (si ritiene derivi da fushi, immortalità).

Storia di un tagliabambù o Storia della principessa Kaguya risale al X secolo ed è ritenuta da molti il più antico esempio di narrativa giapponese.

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